Antropologia di Astor Piazzolla

Il nostro giornale ha già dedicato molto spazio ad Astor Piazzolla in occasione del centesimo anniversario della sua nascita. Pensavamo di non tornare più sull’argomento, ma, quando alla porta bussa un’opera come questa, occorre mettere da parte i propositi – buoni o cattivi che siano – per lasciare spazio all’irrinunciabile. Insomma, ubi major

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Il major in questione è il libro di María Susana Azzi, Astor Piazzolla. Una vita per la musica, di cui l’editore Sillabe ha pubblicato nel febbraio 2021 la traduzione in italiano (con qualcosa in più rispetto a quella in lingua spagnola: i testi inediti di Daniel H. Piazzolla, Walter Santoro, Gianni Mestichelli, Pino Presti, Salvatore Accardo, Milva, Richard Galliano). Se fosse un film o un musical (e lo si legge come se lo fosse) lo definirei un “kolossal”. Per il Sabatini Coletti, Dizionario della Lingua Italiana, il kolossal è, infatti, uno “Spettacolo di genere vario o film realizzato con grande impiego di mezzi e persone, monumentali messe in scena, effetti speciali e un cast di attori di rilievo”. E a ben vedere… anzi, a ben leggere, il libro di María Susana Azzi questi elementi li ha davvero tutti. Basta scorrere i “titoli di testa e di coda” per rendersene conto. Cominciamo dai producer. A supporto dell’autrice e degli editori (argentino e/o italiano) ci sono aziende, associazioni, fondazioni (prime fra tutte la Fundación Astor Piazzolla e la Fundación Internacional Carlos Gardel, che ne accrescono il prestigio), accademie, enti locali. Nel ruolo principale (e in quello di autore della colonna sonora), naturalmente, Astor Piazzolla (quid aliud addere?) e, poi, altri attori: protagonisti, comprimari, (poche) comparse, che l’autrice ha intervistato (per un totale di duecentosessanta), ricavandone – rivela al termine della biografia – una delle maggiori gratificazioni, quella, cioè, “di avere l’opportunità di incontrare moltissime persone interessanti e incantevoli”, in primo luogo la prima moglie di Piazzolla, Dedé Wolff, e i suoi figli, Diana e Daniel. Non è cosa comune leggere nei titoli di un film (neppure di un kolossal) il nome di un Presidente della Repubblica, per quanto ex, ma pur sempre senatore al tempo dell’intervista: Carlos Saúl Menem. Accanto a lui la seconda moglie del musicista, Laura Escalada Piazzolla e, poi, nell’arco geografico di quattordici Paesi (dall’Argentina alla Francia, dagli U.S.A all’Italia, passando per la Russia, la Svizzera, la Turchia, ecc.), amici, parenti, impresari, scrittori, poeti, storici e critici della musica, musicisti, ça va sans dire. Ne ricordo quattro su tutti: Gato Barbieri (non esattamente un amico, occorre dirlo), Daniel Barenboim, Gary Burton, Richard Galliano. Un poker d’assi, insomma. Come in ogni drammaturgia che si rispetti, non manca nemmeno l’antagonista. Un soggetto plurale, in questo caso: i tradizionalisti del tango che non perdonarono mai Piazzolla per aver rotto “il paradigma del tango” o che, addirittura, non riconobbero come tale la sua musica. Ma come non essere d’accordo con l’autrice, che, nel Prologo, scrive: “Per gran parte della sua vita, la sua musica non fu considerata tango; oggi il genere del tango non sarebbe completo senza Piazzolla”. Dulcis in fundo, una straordinaria galleria fotografica, che, come fosse stata scattata da un fotografo di scena, documenta, quasi istante per istante, la vita di Piazzolla, dalle immagini di Trani, in Puglia, luogo d’origine dei nonni paterni, a quelle dei concerti, delle apparizioni televisive, dei viaggi, degli affetti più cari.

Attraverso questi testimoni in carne e ossa e con l’indispensabile supporto dei documenti d’archivio – cartacei, sonori, audiovisivi – María Susana Azzi, che, non a caso, è un’antropologa culturale, racconta Astor Piazzolla in vita e in morte, la sua musica, la sua eredità, senza nascondere il proprio amore incondizionato per l’artista, ma, anche, senza dimenticarne le umane debolezze.

 

María Susana Azzi (1952) è antropologa culturale e ha svolto ricerche sull’immigrazione europea in Argentina da diverse prospettive, a partire da quella musicale. È autrice di numerosi testi, compresi quelli per documentari prodotti dalla Rai e da Sony Classical. È stata consulente per numerose istituzioni, tra cui Americas Society, Smithsonian Institution, National Geographic Society, Metropolitan Museum of Art, Academia Nacional de Ciencias Políticas y Morales, American Anthropological Association, Austrian Science Fund, Swiss National Science Foundation, British Journal of Etnomusicology, Fondazione Migrantes, Università Otto-Friedrich di Bamberg. Ha fatto parte del Consiglio Direttivo della Fondazione Internazionale Astor Piazzolla e de l’Academia Nacional del Tango. Tra i suoi libri: Antropología del Tango e Pioneros de la Industria Argentina.


Referencia: https://www.strumentiemusica.com/in-evidenza/antropologia-di-astor-piazzolla/